Impronta

Indirizzo
Via Angarano 7 36061 Bassano del Grappa (VI)
Cuoco
Cristopher Carraro
Sala
Laura Avogadri
Chisura
Dal lunedì al venerdì il pranzo - Martedì tutto il giorno
Info & Prenotazioni
Tel. 0424235519 mail. info@improntaristorante.it
Imprinted

Avete presente quel motto che dice:” Il futuro è nelle nostre mani”, riciclato ,tra l’altro, giusto giusto nell’ultimo periodo come slogan post(ma mica tanto)-covid, oppure nei cartelloni dei manifestanti green per la salvaguardare il pianeta?

Beh, effettivamente il futuro è nelle nostre mani, ma non nel senso che lo teniamo in mano noi, ma proprio che è impresso nelle nostre mani, sulle linee e sulle impronte che la compongono.

No, tranquilli non ho deciso di intraprendere una nuova carriera da chiromante, però devo ammettere che in questi giorni, tornando a rileggere il racconto che avevo già scritto l’anno scorso su Impronta e di conseguenza anche, riprendendo in mano il libro “Le impronta dell’anima” di R.Dahlke con cui mi ero aiutato nei miei brainstorming, qualcosa di vero nella lettura delle mani c’è e ve lo posso tranquillamente riconfermare.

Le possibilità di conoscere meglio gli altri e noi stessi, effettivamente sta letteralmente e figurativamente nelle nostre di mani, ma per farlo bisogna testarle, studiarle ed osservarle da più vicino più e più volte; ed è per questo che, anche quest’anno, dopo il primo passaggio dell’anno scorso, sono finalmente tornato in quel di Bassano del Grappa per vedere come si sono evolute le impronte di Cristopher Carraro e Laura Avogadri.

Partiamo dal presupposto che le città venete sono belle da morire, ti corteggiano, ti conquistano ma alla fine ti fregano sempre quando si tratta di alzare il tiro e cercare un ristorante che non riproponga la solita cucina tradizionale ad escludendo,ovviamente, di quelle mezze vie che bene non fanno. Bassano non è di certo esente a questo tipo di standard, puoi trovare dei buoni posti se vuoi addentrarti nella cucina tipica veneta, puoi star sicuro di passare una serata allegra tra shot di tagliatella, bicchierini di grappa e alpini che cantano, ma quando si parla di alta ristorazione, beh, che dire, che forse è meglio tacere.

Però dal Natale dal 2018, quando ancora eravamo esenti da catastrofi naturali, Cristopher e Laura hanno deciso di fare un grande regalo alla città, aprendo proprio questo ristorante sul ciglio di quel che resta di un ponte degli Alpini in perenne rianimazione.

Ma come glielo spieghi ad un paese fermo gastrologicamente parlando, che effettivamente questo dovrebbe essere il modo di fare le cose fatte per il verso giusto?

Semplice, non lo fai, o almeno, li assecondi per i primi mesi e poi quando iniziano a tirare il naso, li lasci tranquillamente fuori dalla porta, accogliendo ben più volentieri quei clienti esterni ed esteri che magari hanno più senso per gli affari ed una mentalità già più pronta. Ed effettivamente è così che funziona da Impronta, servendo e corteggiando una clientela che arriva da città al di fuori sia di Bassano, ma ancor più dal Veneto, che ben presto accolgono e colgono con interesse tutto quello che si cela dietro a questo nome.

Ma non ho intenzione di dilungarmi troppo in sterili discussioni territoriali e torniamo al focus chiromantico.

Riprendo, dunque, le parole scritte sul libro di Dahlke, “le impronte dei nostri polpastrelli costituiscono il modello con il quale tocchiamo il mondo, sotto ogni punto di vista“, interessante, no? Ve lo avevo detto o no che qualcosa di sensato ne usciva fuori.

E chi meglio di una persona come Cristopher, può vantarsi di plasmare nella sua cucina impronte da più parti del mondo e sintetizzarle attraverso il suo personale carattere? La sua biografia la trovate tranquillamente nel racconto dell’anno scorso o di quello di un qualsiasi altro sito gastronomico, se proprio volete, e per la quale non sto qua a dilungarmi nella descrizione, però, è innegabile che l’imprinting delle sue varie esperienze, che siano esse italiane, statunitensi o passioni orientali, tocchino e modellini ogni piatto da lui creato in questo momento, nel passato o nel suo futuro. E se l’ impronta che lui lascia può raccontarci molto della sua persona, ecco che al suo fianco appare Laura, con il suo savoir-faire delicato e cordiale, pronta ad interpretare e spiegare i sigilli di questa Impronta.

In ogni caso il tempo vola ed, ad un anno e pochi mesi di distanza, in questo post (ma non troppo)-covid, mi ritrovo a percorrere, ancora una volta, il ponte degli Alpini in fila indiana alla ricerca di evitare contatti con altre persone o impalcature precarie che sorreggono il passaggio.

Nel mentre che cammino, inizio a rimurginare già su quale potrebbe essere l’introduzione di questo futuro racconto e mi torna in mente il titolo dell’articolo scritto da Laura stessa su Identità Golose(di cui vi consiglio vivamente di leggere QUI), che recita “Il futuro non sarà mai dei furbi”. Eh già, anche io, spero vivamente come lei, che i falsi perbenisti del panorama gastronomico scompaiano per stampare finalmente una nuova impronta alla città.

Ed eccomi dunque, immerso nelle mie riflessioni, davanti alla soglia del ristorante Impronta, pronto a godermi questa esperienza che inizia così:

Benvenuto

Cominciando dal quartetto di aperitivi si parte con il fragrante e delicato Taco di patata, creme fraiche, tartar di trota e piselli freschi, per poi passare al più deciso e carismatico Cannolo di pasta brick,rapa rossa, ginepro e limone salato. Si insegue la traccia veneta alla ricerca del baccalà nel leggero Cannolo di pasta all’olio, baccalà e gel di carpione per poi concludere con l’architettonica ed ammaliante Tartelletta con fegato alla veneziana.

La ricerca della lettura del sigillo dell’Impronta di Cristopher parte con un dialogo primario tra mare-terra di texture e materia prima, nuda e cruda, nel classico/moderno Uovo, ricci di mare,sesamo, prezzemolo. Back in the 80’s, ma con occhio al futuro. Il Bun, cervo, asparago, tartufo,invece, è l’apoteosi energetica dello street food in smoking che non cade nella grassezza del fritto, ma porta in auge delicatezza e acidità.

Di pensieri ben più lontani è l’Anguilla,pollo, susina che unisce tecniche di cottura ancestrali con le basi della cultura nipponica, quali il dashi, ma in questo caso di pollo, che svolta completamente la visione del piatto, portando maggior sensualità alla carnosità dell’anguilla, smorzata poi dall’acidità della susina fermentata. Ritornando in terra veneta, ma senza cadere troppo nel banale, ecco lo Spaghetto, baccalà, mandorla, caviale in un delicato bilanciamento tra dolcezza, burrosità, salinità e aromaticità.

Molto spesso le cose più semplici, talvolta anche le più complesse, sono quelle che stupiscono e rapiscono di più, dove, con pochi ma precisi passi, si può capire di molto quali sono le capacità di un cuoco; ed ecco appunto la Trota, nocciola, scalogno, naturalistica espressione di come il gusto puro prevalga sulle impalcature del troppo. Una sinfonia perfetta. Di maggior spessore gustativo, svolto già in gran parte per natura sua, il Cuore, indivia, Ponzu è la lezione scolastica sull’utilizzo delle cotture barbecue carnivore e vegetali con sunto freschezza e salinità orientale.

Prima del dolce, ma non dolce, una ventata d’aria fresca arriva con la Sfera di cioccolato fondente, mandarino e yuzu. Una chiusura decisiva che non vuole essere troppo sdolcinata, lasciando fluire il passaggio del salato all’interno del dolce, arriva quindi, attraverso un vigoroso e dalla dialettica francese Cetriolo, capra, lavanda, Chartreuse, che porta con sé grande freschezza, sensibilità e finezza.