Matteo Grandi in Basilica – Vicenza

Indirizzo
Piazza dei Signori, 1, 36100 Vicenza VI
Cucina
Matteo Grandi
Sala
Elena Lanza
Vini
Raffaele Mor
Info & Prenotazioni
3281824572

Maison Grandi

Un passaggio che forse è passato un po’ in sordina, ricoperto dal fumo della pianura che pian piano sta riportando il grigiore dei giorni passati, scendendo sulle nostre piazze con la pressione bassa. Ancor più bassa dall’espressione grigia sui volti coperti dei passanti che si fermano attorno alla bellezza da venere della Basilica Palladiana, senza però girarsi.

E mentre noi la guardiamo da dentro, lei ci guarda da fuori, osservando gli scambi di stelle dentro un palazzo centenario, dove all’uscita di un maturo ed iperbolico Lorenzo Cogo, ne segue l’entrata di un grande e più classico, Matteo Grandi, affiancato da sua moglie Elena. Uno scambio stellato in pieno giorno, in grado di schiarire le fitte nebbie gastronomiche impalpabili al contatto.

Matteo ed Elena, ho avuto il piacere di conoscerli nell’intimità di San Bonifacio giusto l’anno scorso, nel loro Degusto in una delle esperienze gastronomiche più piacevoli avute fino ad ora.

Grazie a loro ho attraversato l’EurAsia gastronomica a piedi, viaggiando nell’armonia della ville lumierè parigina, venendo poi ammaliato dai profumi dei mercati indiani, senza mai dimenticare,però, dov’è casa.

E per un po’, non nego che mi son domandato, per quanto bella ed intima sia San Bonifacio, se non ci fosse un posto ancor più luminoso per loro.

Dunque lunga vita a “Degusto”, che comunque rimarrà in vita, ma sotto nuove spoglie e bienvenue a “Matteo Grandi in Basilica”.

Devozione alla professione del saucier, lasciata fluire su toni impressionistici che si vanno pian piano a dipingere lungo le tavole di questo palazzo, ridando vita così alla figura di Matteo che si ripresenta a Vicenza, così come lo avevo lasciato un anno fa. Calmo e determinato.

Un animo genuino che cerca l’equilibrio, quasi zen, nella preparazione dei suoi piatti, lungo una bohème che sa d’autunno e cacciagione. I suoi viaggi rimangono un bagaglio culturale a sua disposizione che sempre di più profumano di tè di rara manifattura, riportati in auge da Elena, sua compagna e delicata maître di sala. Il comparto dello staff, poi, può anche contare dell’arrivo tra i vini di Raffaele Mor, pronto a celare i più piccoli segreti di grandi e piccoli produttori, che traboccano di sapere e sapori fin sui piatti.

L’obbiettivo di conquistare i cuori di Vicenza, e non solo, è alla loro portata di mano e sicuramente ci sarà da aspettarci ancor più evoluzione nel corso del tempo, anche con lo stabilizzarsi di tempi non proprio a loro (e a tutti) favore. Le sfide ed i lunghi viaggi di certo a Matteo ed Elena non dispiacciono affatto, restando quindi nell’attesa che gli occhi dei passanti si ravvicinino e si assomiglino di più gli uni agli altri, evitando così di rimanere soli.

L’incipit di questa degustazione riprende il fil rouge del menù passato, ravvivandolo con innesti autunnali.

A fare da apertura a questa fredda giornata c’è sempre il tiepido e rincuorante Rooibos ai frutti rossi che scalda i motori del cuore tramite sentori indio-occidentali.

E poi si parte dapprima con una new entry che sancisce la bohème più agreste, il Minestrone di patate, carote, zucchine e rapa, accarezzate dal fluire delicato e speziato del tè verde gyokuro; ci si sposta, poi, su confini già conosciuti, con il fugace e leggiadro Cannoncino con tonno e salsa ponzu

Si sale di intensità alla caccia della Cialda di paprica con pâté di volatile per poi atterrare sulla seducente Polenta e gras pìstà a cavallo tra la Lombardia ed il Veneto.

Pizza fritta

A sancire la fine di quello che è l’incipit iniziale, in attesa dell’assalto autunnale, invece, c’è la mediterranea Pizza fritta con pomodoro e pecorino, per una soffice e goliardica coccola finale.

Ci si immerge poi nei colori dell’autunno con il magnetico e delicato Gnocco di zucca, carciofi, brodo di gocce d’oro : un piatto che non arriva mai ad essere eccessivo nella dolcezza e si dosa con grande finezza nell’amaro, facendoti trasportare  in un etereo bagno d’oro liquido.

Su un filo più mediterraneo, invece, in pochi e concisi morsi arriva lo Scampo, pomodoro e verbena ; tra dolcezze marittime e fraseggi vegetali accentati.

Raviolo castagne

Il Raviolo di castagne, lepre, fois gras, porcini e tartufo è il ritratto autunnale che meglio rappresenta la bellezza dei colori stagionali ed emoziona con i suoi prodotti; un tratto impressionistico che ricalca il terreno del raviolo alla royale assaggiato l’anno scorso.

Si riprende poi ad intervalli quasi regolari, il filone dei venti del mare, che portano nella tavola il Risotto canestrelli e vongole, facendoti capire quanto c’è da dire in così poco. Un elogio ittico alla semplicità trasportata dalle onde del mare, che non chiede mera superficialità, ma solamente l’essenziale.

Si rimane nella nitidezza e l’eleganza della semplicità con il Branzino, cetrioli, finocchio, acqua di mandorla, che spira su, fin sui venti freschi del lato acido del vegetale, per poi adagiarsi leggermente nella morbidezza del branzino e della mandorla.

A chiudere il sipario dell’atto salato, invece, c’è sempre il piccione, che questa volta è Piccione, tartufo e melanzana. Un piatto che sporca le lenti del gusto con i suoi profumi fumè di melanzana e che in modo ravvivante accompagna un ottimo piccione, terso con la zampe nella terra.

Ci si riassenta con un break rinfrescante e tonificante al gusto di Sedano, limone, yogurt, tra astringenze boreali e delicatezze vegetali.

E poi dolci volteggi arrivano dal vorticoso Lampone, uva fragola, verbena, che si insinua in mezzo alle note astringenti del sottobosco, mescolate al balsamico della verbena in infusione.

Più virtuoso e vorace, ma che porta con sé un pizzico di riflessione, è il Crumble di cioccolato salato, cioccolato al latte soffiato, cioccolato fondente e affumicato. Un dolce che celebra le mille sfaccettature del cioccolato nella sua complessità spirando i pensieri in un turbine di passione fumè.