Podere dell’Angelo – Pasiano di Pordenone

Dove?
Via Fontane, 11, 33087 Pasiano di Pordenone PN
Chef
Carlo Nappo
Chiusura
Mai
Info & Prenotazioni
Tel. 0434 620672 Mail. info@poderedellangelo.eu

Redempition song

Emancipate yourselves from mental slavery

None but ourselves can free our minds

Have no fear for atomic energy

‘Cause none of them can stop the time

Redemption song – Bob Marley

“[…]Emancipatevi dalla schiavitù mentale, Nessuno oltre noi può liberare la nostra mente, Non abbiate paura dell’energia atomica […]”, così scrisse Bob Marley nel 1980, in una delle strofe di Redemption song. Composizione tra le più amate dagli ascoltatori del cantante reggae, ballata folk (non reggae), in chiave di Sol maggiore. Ma quello che conta in questa canzone sono le parole: Marley comprime in un testo solo emozioni struggenti, riflessive e contenuti storici. Riferimenti alla storia, come la parte citata all’inizio, ispirazione tratta dal discorso intitolato ‘The Work that Has Been Done’, tenuto da Marcus Garvey nel 1937.

Si parla di libertà, di redenzione, ma non di quella fisica bensì di quella astratta, mentale, che ci tiene prigionieri. Solamente dopo i tentativi di poter rompere queste catene, si ha la capacità di poter esprimersi al meglio. E questo Carlo Nappo, chef del Podere dell’Angelo, lo sa. Una sorta di redenzione, anche per lui, che dopo anni di lavoro, finalmente ha trovato il modo di poter sperimentare la sua anima.

Della sua vita Carlo, ne aveva già deciso la sorte a tredici anni, con la sua prima stagione in cucina. Con l’inizio della maggior età arriva il suo vero e proprio battesimo del fuoco, quando a ‘La Frasca’ si trova a dover sostituire il suo maestro, in un locale dove i numeri contavano a discapito della propria vita privata. Da lì in poi, inizia il suo viaggio verso altre cucina: due anni con De Pra al Dolada, un periodo con Rosaria Morganti ai Due Cigni e, anche se breve, un periodo al fianco di Uliassi.

Poi la nave da crociera per sei mesi, tempo sufficiente per fargli capire che non era ciò che voleva. Nel 2009 arriva l’apertura del suo primo locale, con i primi riconoscimenti, ma a volte la ristorazione è infame e dunque, a causa di screzi con i soci, il locale chiude i battenti. Il colpo lo accusa, la stanchezza fisica e mentale sono al limite. Ripartire da zero è la medicina prescritta.

Ricomincia da una mensa, ma come per la crociera, non è quello che il destino vuole. Da Cecchini è il suo effettivo rientro tra i ranghi, per quattro mesi, fino a prendere in mano il timone de ‘La Cantina’ e poi nel 2016 il Podere dell’Angelo.

Un agriturismo inaugurato nel 2009, immerso nella campagna rustica di Pordenone. Il Podere dell’Angelo è un ambiente tranquillo, rilassante, contestualizzato nel verde dei 150 ettari che lo abbracciano. L’amore per la materia prima si sente nell’aria, ancora calda,  intrisa dei profumi dei vigneti e dei campi per l’agricoltura biologica.

Alloggi e ristorante che mantengono il calore di una volta grazie alle travi a vista e le antiche botti. Un dehors estivo che porta al naso il cloro della piscina adiacente, e che farebbe voglia di tuffarsi. All’interno, la sala del ristorante, è ampia e luminosa, riflette il bianco delle tovaglie pronte per il servizio.    E poi arriva la parte della cucina.

Carlo, dunque, è finalmente libero di potersi esprimersi al meglio, qui al Podere dell’Angelo. In atto vi è la sua improvvisazione calibrata, bilanciata, che segue la storia della regione e i sapori delle stagioni. La forza energica di Carlo si sente nei suoi piatti, che seppure legata ad elementi di caratura docile, ne emana fervore e gusti ben decisi, come la sua ideologia. C’è, dunque, voglia di far bene nella sua cucina, e soprattutto di potersi sentire libero. I piatti seguono i colori della stagioni, i sapori e i profumi ruotano con essi portando al cliente piatti piacevoli e soavi.

E’ il territorio più umile a far da apertura al mio pranzo, con Omaggio al frico friulano. Un concentrato di sapore e tradizione nella sua più pura espressione. Un piatto goliardico, dall’anima agreste che profuma  di libertà. Trasudano grassezza e affanno di gola gli accompagnamenti di guanciale e cipolla, pronti a portare acidità e sapidità come condimento finale.

Le Mezzepenne con calamari, porcini e stracciatella sono le vacanze in campagna della gente di mare e della gente di montagna. Una strimpellata di texture viscose che impattano sulla croccantezza del manto di pane croccante sovrastante. Un piatto a tratti complesso, che viaggia su due binari separati, tra note iodate e terrene, fino all’incontro alla stazione del carboidrato.  Poi arriva l’oriente con le Linguine allo Zafferano di San Quirino e katsuobushi. Un piatto che parla giapponese e che sfocia nel ricordo del mercato di Tsukiji all’alba delle aste mattutine, quando vengono battuti i tonni, come quello presente a crudo. Saporito, arrogante e giallo come il calore estivo che attanaglia l’aria.

Si termina con un classico, che mette a dura prova ogni chef. Piccione, foie gras e mela. E’ un piccione di carattere, deciso nel gusto, aromatico nel suo bouquet che lo avvolge.  Il foie gras circonda e sviluppa grassezza nella parte esterna della carne. Il petto è grasso superiormente e tenero al cuore, mentre la coscia mantiene la sua selvaticità. Piatto che si va pian piano a sgrassare, grazie ai croccanti e astringenti morsi di mela verde.

La cucina di Carlo si fortifica dalla sua materia prima, questo è il suo fulcro. Una cucina ispirata, di carattere coriaceo, come lo è la voglia di libertà dalla parte dello chef. C’è tradizione e c’è estro creativo di una materia ispirata dal cuore.

Alcuni piatti portano i segni della campagna, altri di venti orientali. Le esperienze e le cicatrici rimangono, ma Carlo ne ha saputo farne ricchezza. Avere la capacità di fare un grande passo indietro, per dopo poter andare avanti con consapevolezza, non è da tutti, bisogna avere testa e spirito. Carlo questo lo ha e ora lo dimostra nella sua cucina.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *