TONKATSU & GYOZA

DOVE?
Tonkatsu Maisen Tokyu-Toyoko Restaurant: 2-24-1 Shibuya
Budget: 1500/2000 ¥
Harajuku Gyoza-ro:6-4-2 Jingumae Shibuya-ku
Budget:6 gyoza ¥290

E qui vi chiederete cosa ci azzecca una sorta di cotoletta alla milanese con il Giappone? Ci azzecca eccome e lo fanno pure in grande stile. I passaggi sono praticamente gli stessi: sale e pepe, poi infarinatura, uovo e… panko! Ossia un pangrattato a scaglie o comunque più grossolano che rende perfettamente l’idea del suono che si emette quando si da il morso ad un cibo croccante. Dove mangiarlo? Da Tonkatsu Maisen Tokyu-Toyoko Restaurant.

Ogni giorno 2 milioni di persone passano per l’incrocio più trafficato al mondo, quello di Shibuya: c’è chi cammina verso il lavoro, c’è chi corre verso la metro e poi ci sono io invece che mi dirigo verso  il centro commerciale situato vicino alla stazione per andare a pranzare, lì al nono piano è situato il Mainsen specializzato nel tonkatsu, la cotoletta giapponese per l’appunto. Via i luoghi comuni sui ristoranti nei centri commerciali, perché in Giappone tutto è diverso, qui dal 1965 viene servito uno dei migliori tonkatsu di tutta Tokyo.
L’attesa va dai 20/30 minuti per potersi sedere, ma l’attesa è più che giustificata; una volta accompagnato al tavolo ordino una porzione normale di tonkatsu che viene accompagnato da una ciotola di riso e una montagnola di cavolo cappuccio a julienne (c’è la possibilità di avere il refill gratuitamente) e zuppa di miso, già presenti nel tavolo, invece trovo tre salse: due salse di soia con o senza sale e una di condimento per il cappuccio.     Il boccone iniziale arriva prima di riuscire a fare una foto, perché la voglia e l’aspetto prendono il sopravvento. E’ un vero godimento sia per il gusto sia per l’udito, un ‘CRUNCH‘ pervade l’orecchio, mentre uno ‘SLURP‘ fuoriesce dalla bocca se vogliamo metterlo in stile fumetto;  nel mentre la carne si scioglie in bocca e la voglia di mangiare un altro boccone è tanta. Così in un attimo finisce il tonkatsu così come la zuppa e il cavolo cappuccio. Molto probabilmente la cotoletta più buona mai mangiata fino ad ora.

     

GYOZA


‘Se non siete capaci di qualche stregoneria, è inutile che vi occupiate di cucina

Sidonie Gabrielle Colette


così afferma la citazione della scrittrice francese ,Sidonie Gabrielle Colette.
Sul fatto che il creatore dei famosi ravioli fosse uno stregone ho i miei dubbi, ma che sia stato un dottore di medicina tradizionale cinese ne sono sicuro.  
La storia narra che un medico di nome Zhang dopo essersi ritirato dal lavoro decise di tornare a casa sua, sulla riva del fiume White, li però, vide una popolazione che soffriva  di fame e congelamento.
Decise quindi adoperarsi nel migliore dei modi e con pentolone al seguito, distribuì a tutti i poveri del villaggio un rimedio chiamata:  ‘zuppa di gnocchi che rimuove il freddo e allevia le orecchie’. 
La ricetta prevedeva agnello stufato a fuoco lento, tritato e addizionato di pepe e erbe aromatiche, il tutto racchiuso in un disco di pasta e chiuso a forma di orecchio.
Dopo aver bevuto la zuppa e mangiato i ravioli, i pazienti furono guariti.  
Da qui poi presero piede per tutta l’Asia fino ad arrivare in Giappone, dove prenderanno il nome di Gyoza.

Mentre mi avvicino alla fine del soggiorno in Giappone mi accingo a comprare gli ultimi souvenir nei pressi di Harajuku la zona del tempio Meji per capirci e per i più golosi siamo vicini al Gyoza-ro il locale più popolare dove in menù ci sono solo ravioli e di solo due tipologie: quelli bolliti e quelli alla piastra, con o senza aglio o erba cipollina. Per la loro preparazione bastano farina e acqua tiepida, per il ripieno carne stufata tritata, cavolo cinese, aglio e altri ingredienti segreti, ma il difficile avviene nella chiusura a mezzaluna creando le caratteristiche pieghe una vicina all’altra. Qui la fila c’è sin dall’apertura anche perché di per sé il posto è costituito da un bancone centrale che circumnaviga la cucina e dei tavolini ai lati. Appena mi riesco a trovare uno sgabello libero mi appresto ad ordinare una porzione di gyoza alla piastra e una bollita, il tutto cucinato davanti agli occhi dove i ravioli vengono prima messi su una piastra, la quale viene riempita d’acqua e dopo un paio minuti di ebollizione quest’ultima viene svuotata continuando a tenere sopra i ravioli per poi proseguire a piastrare conferendogli la crosta.
Dopo meno di 5 minuti mi vengono serviti entrambi, per ogni tipologia vi sono 6 ravioli. Decido di partire da quelli bolliti molto morbidi e ustionanti, si sentono bene le spaziature della carne che ha un sapore intenso ma non troppo invasivo, poi passo a quelli piastrati sempre morbidi, ma con la nota croccante dovuta alla piastratura finale, il ripieno rimane uguale per entrambi
Soddisfatto della merenda, perché io la definisco merenda, pago e mi avvio verso la metro.H